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Negli ultimi anni la narrazione cosmetica è caduta in una trappola pericolosa: la semplificazione estrema.
Siamo stati abituati a dividere gli ingredienti in “buoni” e “cattivi” basandoci solo sul nome, ignorandone la funzione, il contesto e la formula complessiva.
Giudicare un ingrediente isolandolo dal sistema in cui lavora è l’errore n. 1 in cosmetologia.
Un conservante non è un’entità astratta; deve essere corretto, coerente e funzionale al prodotto che lo ospita.
Tuttavia, la cosmetologia non è una materia per appassionati di etichette, ma una scienza complessa. Come spiega l’Ing. Corradini (Docente al Master di II livello presso l’Università Carlo Bo di Urbino e Valutatore della Sicurezza), esiste una differenza abissale tra “leggere un ingrediente” e “comprendere una formula“.
Mentre molti si spaventano davanti a nomi tecnici, la ricerca si muove verso il biomimetismo e la dermo-affinità.
Cosa significa? Significa utilizzare molecole, come i peptidi o alcuni sistemi conservanti, che il nostro corpo non respinge, ma riconosce. Sono sostanze “biomimetiche” che si nascondono nei nostri sistemi per arrivare esattamente dove devono agire, confondendosi con i peptidi prodotti naturalmente da noi.
Il problema non è il conservante: è non sapere come funziona la chimica cosmetica
Il perimetro del “Bio”: I 5 conservanti ammessi e i grandi esclusi
Per un professionista, la scelta non è frutto di opinioni, ma di disciplinari rigorosi (COSMOS, Ecocert, Natrue). Ecco la demarcazione tecnica che chiarisce perché usiamo certi sistemi:
Questi 5 sistemi sono gli unici autorizzati dai principali enti di certificazione per il loro basso impatto e l’altissimo profilo di sicurezza:
Il sale dell'acido benzoico, dermo-affine e di grado alimentare.
Il sale dell'acido sorbico, imbattibile contro muffe e lieviti.
Ottimo antimicotico, ma oggi sotto stretta osservazione per possibili riclassificazioni (CMR 2).
Efficace, ma con il limite tecnico di reagire con aminoacidi e proteine, rischiando di far virare il colore del prodotto (l'effetto "cappuccino").
Storicamente valido, ma oggi evitato da molti perché è un allergene che deve comparire obbligatoriamente in etichetta, creando allarmismi ingiustificati.
I conservanti vietati nelle formulazioni Green
Quando si parla di conservanti nelle formulazioni “green”, è importante chiarire un aspetto spesso frainteso.
Nel Regolamento 1223/2009, l’Allegato V raccoglie i conservanti ufficialmente classificati come tali, tra cui parabeni, fenossietanolo, isotiazolinoni e altri sistemi tradizionali. Sono ingredienti consentiti, ma spesso esclusi nei protocolli bio per valutazioni tossicologiche o ambientali.
Esiste però un’altra strategia formulativa.
Kyria utilizza anche attivi multifunzionali come sodio levulinato e sodio anisato, che non sono presenti in Allegato V perché non classificati come conservanti, ma contribuiscono comunque alla protezione microbiologica del prodotto.
È ciò che viene definito un sistema di conservazione multifunzionale.
Esiste spesso confusione tra questi due concetti chiave:
Biomimetico: È una molecola che “si nasconde” nei nostri sistemi (come i peptidi, es. Acetile Peptide-8). Viene riconosciuta dal corpo perché simula le molecole prodotte naturalmente da noi per arrivare al bersaglio.
Dermo-affine: È un ingrediente che lavora in perfetta coerenza con la struttura della pelle. Il Sodio Benzoato e il Potassio Sorbato sono definiti dermo-affini perché non aggrediscono la barriera, ma ne rispettano la fisiologia.
Facciamo parlare i dati accademici. Durante i corsi del Master di 2° livello all’Università Carlo Bo di Urbino, l’Ing. Corradini ha chiarito un concetto che dovrebbe essere il mantra di ogni cosmetologo:
“Alcuni sistemi conservanti non sono semplici additivi tollerati: sono dermo-affini. Lavorano per mantenere l’integrità della formula e della pelle in totale coerenza biologica.”
Se un sistema è studiato da decenni, regolamentato dall’UE e validato dall’EFSA con limiti di sicurezza (ADI) rigorosi, su quali basi scientifiche poggia la provocazione? La tossicità è bassa, la genotossicità assente, la sicurezza garantita dai dati. Il resto è narrazione.
La “Trappola” delle Sostanze Tecniche
Un vero professionista sa che l’INCI non dice tutto. Esistono le sostanze tecniche: conservanti già presenti nelle materie prime (come gli estratti glicerici) per garantirne la stabilità prima dell’uso. Un formulatore esperto calcola la sinergia additiva: monitora i conservanti che “entrano” con gli estratti per non superare i limiti di sicurezza imposti dall’SCCS (Comitato per la salute del consumatore). Questa è la differenza tra un prodotto improvvisato e un cosmeceutico d’eccellenza.
“Se l’SCCS o l’EFSA fossero preoccupati, avremmo già delle ‘Opinion’ restrittive. Ad oggi, Benzoato e Sorbato restano lo standard aureo per chi vuole un prodotto sicuro, efficace e realmente dermo-affine.” — Ing. Corradini

La provocazione di chi demonizza questi sali ignora la chimica formulativa.
I vincitori? Sodio Benzoato e Potassio Sorbato.
Sono definiti conservanti dermo-affini. La loro sicurezza è tale da essere utilizzati massicciamente nell’industria alimentare (sciroppi per la tosse, insaccati). Se fossero pericolosi, non supererebbero i rigidi protocolli EFSA e non sarebbero i pilastri dei prodotti certificati Cosmos e Vegan.
Diciamolo chiaramente: un cosmetico “naturale” ma mal conservato è un pericolo pubblico. La contaminazione microbica non è un’ipotesi, è un rischio reale che causa dermatiti e infezioni. Chi demonizza i sistemi conservanti sicuri e testati sta, di fatto, promuovendo prodotti potenzialmente instabili.
La domanda è una sola
Vogliamo continuare a inseguire i trend della “Clean Beauty” basati sulla paura, o vogliamo tornare a parlare di conoscenza applicata?
La provocazione spesso cade sulla presunta “aggressività” di questi sali. Ecco la risposta tecnica inoppugnabile: Il Sodio Benzoato non lavora da solo. In formula, a un pH compreso tra 5.25 e 5.75 (esattamente il range isodermico della pelle), esso libera Acido Benzoico.
È l’acido benzoico il vero agente conservante, ed è perfettamente coerente con l’ambiente cutaneo. Chi demonizza questi ingredienti sta ignorando la chimica di base: questi sistemi non sono “aggiunti”, sono funzionali alla fisiologia della pelle.
Tutto il nostro lavoro è supervisionato dall’SCCS (Scientific Committee on Consumer Safety). Se ci fosse anche solo il minimo sospetto di tossicità sistemica, l’SCCS emetterebbe una “Opinion” restrittiva, come fatto per il fenossietanolo o la clorofenesina. Sul Sodio Benzoato, le evidenze scientifiche sono solide da oltre 25 anni (studi SCCTP anni 2000). La sicurezza è legata alla qualità delle materie prime e alla valutazione delle “sostanze tecniche” (i conservanti già presenti negli estratti glicerici per garantirne la stabilità).
La prossima volta che sentite criticare un sistema conservante basato su Benzoato e Sorbato, chiedetevi se chi parla conosce la tossicocinetica o se sta solo leggendo un’etichetta. La cosmetica funzionale non si ferma alla superficie: usa emulsionanti bio-mucoidi come carrier per portare i principi attivi in profondità, e per farlo serve una base microbiologicamente blindata e dermo-affine.
La scienza non accetta deroghe. Noi nemmeno.
Nella lezione completa di Agorà l’Ing.Corradini va ad approfondire l’argomento
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